Discussione generale
Data: 
Mercoledì, 21 Gennaio, 2026
Nome: 
Marco Lacarra

Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, onorevoli colleghe e colleghi, all'inizio del suo intervento, facendo un'evocazione storica, lei ha detto che dobbiamo, di fatto, essere contenti che nel nostro Paese i processi non durino un giorno e che non si concludano con la ghigliottina dei condannati. In qualche modo vuole convincerci che, se un processo è breve, si mette a rischio la democrazia. Bene, allora il nostro è un Paese solidamente democratico e i miei colleghi avvocati, che aspettano 5 anni per vedersi fissare le udienze innanzi al giudice di pace, possono esultare, così come i cittadini che, purtroppo, vedono rinviato sine die il soddisfacimento dei loro diritti.

Nulla ha detto, però, signor Ministro, sulla cultura repressiva e autoritaria delle norme, che, su sua spinta, sono state approvate in Parlamento durante il suo mandato.

Nel corso della sua carriera da magistrato, signor Ministro, lei ha sempre professato che l'inasprimento delle pene è una prassi priva di qualsiasi efficacia. Lo ha ripetuto anche qui, in quest'Aula, proprio all'inizio di questa legislatura. Noi lo ricordiamo bene. Oggi, alla quarta occasione di resoconto al Parlamento sullo stato della nostra giustizia, ci risulta tanto facile quanto deprimente tracciare un bilancio. Ad onta delle statistiche dietro le quali lei si è nascosto, la giustizia versa in uno stato di coma profondo, per certi versi purtroppo irreversibile.

Il suo credo e le prospettive iniziali che ci aveva presentato sono stati spazzati via da ciascuno dei provvedimenti che ha firmato. È stato il panpenalismo la vera cifra del suo mandato da Ministro, perché, contrariamente alle intenzioni originarie, è prevalso l'approccio per cui basta introdurre nuovi reati o aumentare le pene per garantire sicurezza e deterrenza. Eppure il Paese vive un clima di profonda inquietudine per lo stato della sicurezza pubblica: una condizione di costante allarme per i cittadini, nelle scuole, nelle stazioni, nei quartieri e nelle aree periferiche. Se la realtà dei fatti, ogni santo giorno, è dirci che la prevenzione, l'educazione alla legalità e il sostegno alle fasce più vulnerabili sono i soli strumenti per interrompere il circolo vizioso di violenza e insicurezza, la cronaca ci restituisce dati e notizie che impongono una domanda grave: quale progetto di giustizia e di sicurezza è stato messo in campo da questo Governo?

L'escalation della violenza giovanile ne è un esempio. I dati più recenti indicano che il numero di omicidi commessi da minorenni è triplicato in un solo anno. L'uso massiccio di armi bianche e gli episodi di baby gang sono allarmanti segnali di una normalizzazione della violenza tra le nuove generazioni: non fatti episodici, ma segnali strutturali di disagio e insicurezza. Accanto a questi permangono tragedie che segnano indelebilmente la coscienza collettiva. Penso alle centinaia di giovani vite spezzate dalla violenza di genere, che hanno suscitato indignazione e richiesto un'azione politica seria.

Ricordiamo che il Parlamento ha compiuto passi normativi importanti, come l'introduzione del reato di femminicidio, punibile con l'ergastolo. Tuttavia, anche in questo caso, le cronache ci avvertono che la legge non basta, se non è accompagnata da politiche di prevenzione efficaci, da supporto alle vittime, da investimenti nelle reti territoriali di protezione, nelle scuole e nei servizi sociali.

Anche su questo il voto è amaramente insufficiente. Non ci sono risorse, signor Ministro, che soddisfino le tante esigenze della nostra comunità e dello stesso comparto della giustizia, che lei dovrebbe amministrare 

e che ha urgente bisogno di assumere personale, stabilizzare i precari e ridare dignità ai luoghi deputati alla detenzione. Oggi non possiamo più limitarci a registrare lamentele e indignazioni. Dopo più di 3 anni di Governo chiediamo al Ministro di assumersi le proprie responsabilità politiche, riconoscere l'insufficienza delle scelte fatte, rimettere l'accento sulla prevenzione dei reati, sulla protezione delle fasce più deboli e più fragili.

Quindi, signor Ministro, il nostro voto è quello di una sonora bocciatura per tutto quello che lei ha portato in quest'Aula e per le norme che, di fatto, hanno reso questo Paese più insicuro e, certamente, la giustizia assolutamente insufficiente a rispondere alle esigenze e alle domande dei cittadini.